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Num. 7 Anno 2010

Num. 7 Anno 2010

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  • [Editoriale]
    Alcuni consigli utili su come trasformare una manovra tutta “lacrime e sangue” e colpevolmente frenante in un provvedimento capace di dare una minima prospettiva di ripresa. Ma l’obiettivo è il risparmio o mettere al tappeto le autonomie e il loro ruolo?
    Alessandro Cosimi, presidente Anci Toscana
  • [Dall'Anci Toscana]
    A cura di Monica Mani
  • [Il Punto]
    Giovani vittime di eventi evitabili. L’esempio virtuoso della Spagna. Cosa accade in Toscana e come incidere sui modelli di comportamento e sulla psicologia dei guidatori
  • Di Fabio Voler e Francesco Innocenti, Settore Epidemiologia Servizi Sociali Integrati - Agenzia Regionale di Sanità
  • Di Luca Cecobao, assessore alle infrastrutture e ai trasporti della Regione Toscana
  • Di Alessandra Rosa, direttore dell'Automobile club Firenze
  • di Letizia Di Bartolomeo, consulente e formatrice di FormAcció SLP
  • Di Francesc Esteban, professore alla Università Ramon Llull di Barcellona, socio di FormAcció.Net
  • Intervista a Farners De Cruz, responsabile di Educazione e Formazione Stradale del Servei Català de Trànsit de la Generalitat de Catalunya, raccolta da Valter Giuliani, consulente di FormAcciò
  • Di Elio Cappelini, assessore alla Polizia municipale del Comune di Lucca, responsabile politiche della sicurezza e Polizia municipale di Anci Toscana
  • Di Margherita Melini
  • Di Emilio Bonifazi, sindaco di Grosseto
  • Di Sandra Carpi Lapi, Facoltà di Psicologia - Università degli Studi di Firenze
  • [Percorsi di Cittadinanza]
    Di Nadia Conti, assessore alla Solidarietà e Cooperazione Internazionale, pace, gemellaggi e immigrazione del Comune di Campi Bisenzio
  • Di Sara Denevi
  • Non aver paura dei fantasmi

    Una raccolta di firme che ha superato abbondantemente le 15.000 adesioni, da consegnare al Presidente della Repubblica, uno spot televisivo e uno radiofonico andati in onda nei mesi scorsi, a cui hanno partecipato attori e persone comuni e uno shopper con il logo della campagna, ovvero un fantasma che sorride. Così la campagna “Non aver paura Apriti agli altri “ si è diffusa a macchia d’olio in Italia. L’obiettivo della campagna, promossa da 27 associazioni tra cui Arci, Caritas, Amnesty International, Save the children, Cgil, Cisl e Uil, è quello di sensibilizzare i cittadini sul tema del razzismo e aprire una breccia nel muro di indifferenza che sta riducendo gli spazi della solidarietà e della convivenza civile. «Purtroppo il razzismo nel nostro Paese viene spesso banalizzato dagli stessi politici, che si affrettano sempre a dire che non è un problema italiano», è l’amaro commento di Pape Diaw, presidente dell’associazione “Oltre l’Africa”, primo rappresentante di colore nella storia del Consiglio comunale di Firenze, che per Arci si occupa di Immigrazione. «La nostra speranza – continua Diaw – come promotori della campagna, è che da qui nasca qualcosa di concreto, che le istituzioni attuino una serie di politiche reali di contrasto al razzismo dilagante nell’Italia di oggi, ben lontana da quella solidale, aperta e disponibile di cui mi sono innamorato 30 anni fa quando sono arrivato». L’Italia di oggi è un paese ipocrita, secondo Diaw, che parla di integrazione ma in realtà intende “assimilazione”, che nel diverso non vede una ricchezza e un’opportunità di crescita, ma una minaccia. «La crisi, negli ultimi anni, ha scoperto il vero volto del Paese: si cerca il nemico sempre nell’altro, si fanno crescere i nostri figli nella paura e nell’ignoranza. Noi, con le associazioni, promuovendo questa campagna, abbiamo lanciato un segnale, che adesso la politica deve cogliere, ma purtroppo in Italia è la politica per prima che si barrica dietro all’identità nazionale, nutrendosi di odio e indifferenza ». Nella mente delle persone, soprattutto dei più giovani, si è insinuato un meccanismo perverso di «inferiorizzazione del diverso» che i promotori vogliono rompere, con azioni e politiche che contribuiscano davvero a “educare” le persone, soprattutto i giovani, al confronto e al rispetto degli altri. «Perché il problema – continua Diaw – non è solo il razzismo, ma un’indifferenza generalizzata, che riguarda tutto il paese, e che mina le basi della convivenza civile e democratica».
  • Di Giusepe Faso

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