Ecco il Plan de seguridad vial alla catalana
Quali sono le competenze del Servei Català de Trànsit?
Il Servei Català de Trànsit (SCT) è un organismo autonomo che fa parte del Dipartimento degli Interni, Relazioni istituzionali e Partecipazione della Generalitat di Catalunya, le cui funzioni fanno riferimento alla mobilità. Con la Direzione della Polizia della Generalitat, il SCT gestisce e coordina il traffico e la sicurezza stradale, essenzialmente nelle vie interubane, e adotta le misure necessarie a garantire sicurezza e fluidità nelle strade catalane. Se le funzioni più conosciute riguardano le sanzioni, il SCT lavora anche in ambiti come la regolazione delle scuole guida e la formazione degli istruttori, l’accreditamento di centri medici di scuola guida. È responsabile dell’informazione stradale, delle campagne di sensibilizzazione, della ricerca su traffico e sicurezza e della promozione dell’educazione stradale: funzioni che richiedono profili professionali diversi, dall’ingegneria, dalle scienze dell’educazione al diritto.
Quali le strategie adottate per contrastare la mortalità sulle strade?
Le molteplici strategie vengono raccolte nel “Piano catalano di sicurezza stradale”, documento triennale che vede la partecipazione di tutti gli attori del traffico (dipartimenti della Generalitat) amministrazioni locali, Stato, operatori e gestori del traffico ed entità e associazioni. L’obiettivo è quello fissato dalla Commissione europea, nel Libro Bianco del Trasporto del 2001: salvare 25mila vite l’anno sulle strade europee, con una riduzione graduale fino al 50% delle vittime nel periodo 2000-2010. Una strategia chiave è l’educazione, la formazione e la sensibilizzazione per una mobilità sostenibile e sicura, che si completa con il contrasto all’indisciplina stradale, alla velocità eccessiva, al consumo di alcol e droghe e il mancato utilizzo dei dispositivi di sicurezza passiva. La ricerca cresce d’importanza anno dopo anno. Infine, la gestione sostenibile del traffico, che implica interventi diretti al cambiamento culturale, al miglioramento dei sistemi di informazione e alla sicurezza delle infrastrutture.
A chi sono diretti i programmi di prevenzione?
I programmi di prevenzione devono dirigersi a tutti gli utenti perché tutti i cittadini interagiscono nella via pubblica con altre persone e in questa interazione può intervenire un veicolo. Si differenziano secondo i ruoli che ogni utente svolge in un determinato momento, ma alla fine si tratta delle stesse persone con ruoli distinti. L’approccio globale è l’unica forma per ottenere un cambiamento culturale e per mantenere e migliorare i risultati raggiunti. In Catalogna, abbiamo un modello di educazione stradale con basi teoriche solide e risorse che ne facilitano l’implementazione, al quale hanno contribuito i referenti di educazione stradale della polizia. Abbiamo però difficoltà nell’estensione a tutti i destinatari. Da una parte, esiste l’educazione stradale scolastica, importante nell’educazione primaria, ma che diventa imprescindibile in quella secondaria, nella quale invece non si sono ancora raggiunti i livelli di implementazione ottimali, dall’altra si sta sviluppando lentamente l’introduzione nel tempo libero. Si avanza nel lavoro nelle scuole guida, ma spesso in forma individuale e volontaria, dato che purtroppo il sistema legale non prevede l’educazione dei neo autisti nella prospettiva di creare valori e atteggiamenti positivi. La normativa sulla sicurezza e il procedimento sanzionatorio sono un altro elemento del sistema preventivo. La norma scritta, esplicita, deve essere un supporto per stabilire la norma del gruppo, informale: affinché lo diventi, deve essere stimata positivamente dalla maggioranza dei cittadini, cosa che richiede di essere d’accordo con i valori che comporta, e i cittadini devono sentirsi protetti dall’attuazione della norma. In Spagna e in Italia, in una via a doppio senso, i veicoli circolano a destra: è una convenzione. In questo caso, che cosa va prima, la norma formale o la convenzione dei cittadini? L’importante è che le due vadano d’accordo, e che gli autisti che circolano sulla destra possano fidarsi di avere libera la loro corsia da veicoli che circolano in senso contrario.
Quali risultati avete ottenuto nel corso della vostra attività?
Nel periodo 2000-2010 si è registrata una discesa graduale delle morti per incidente (da 891 nel 2000 a 429 nel 2009). Ci sono stati cambiamenti culturali importanti, come un’accettazione progressiva del sistema sanzionatorio e l’aumento della percezione degli incidenti come problema sociale. La maggiore sensibilità fa sì che anche le norme giuridiche evolvano positivamente. Il miglioramento nella sicurezza ha avuto conseguenze in particolare sugli uomini da 15 a 29 anni, tra i quali la mortalità attuale è un terzo rispetto al 2000. Purtroppo però, gli obiettivi di riduzione della mortalità in questa fascia d’età, per quanto ambiziosi e malgrado siano stati ampiamente raggiunti, rappresentano comunque un fallimento del sistema. Ogni vittima di traffico è una persona, con nome e cognome, che dovrebbe stare ancora con la sua famiglia e i suoi amici. Perciò, il SCT definisce come obiettivo di fondo una riduzione dei sinistri che tenda ad avvicinarsi alla mortalità zero.