Una manovra senza equità
Quando questo articolo sarà pubblicato saremo nel pieno del confronto/scontro sulla manovra finanziaria del Governo, varata lo scorso 31 maggio. Vi sono riflessioni che rimangono valide al di là del mutare delle situazioni. Partirei da noi, dall’Anci. La crisi economica e le risposte messe in campo dal Governo mettono a dura prova il ruolo stesso dei Comuni e quello della nostra Associazione. Dobbiamo evitare di riprodurre al nostro interno le contrapposizioni dello scenario politico nazionale. Lo possiamo evitare solo entrando nel merito dei provvedimenti, indicando il contributo che possiamo dare per affrontare e superare la crisi. Stiamo lavorando per questo a livello nazionale e lo stiamo facendo in Toscana. Lo facciamo perché non ci interessa prevalere su qualcuno, ma rappresentare un’Istituzione. Se si pensa che aprire al nostro interno, tra centrosinistra e centrodestra, una contrapposizione sulla manovra significhi guadagnarci qualcosa, vuol dire che si pensa al metodo Catania, che è quello che rovina, non solo noi, ma tutti. È bene allora ricordare che la “grande protesta dei Sindaci” è arrivata sulle prime pagine dei giornali quando si sono mossi in Lombardia, dove la maggioranza dei Comuni è retta da Giunte dello stesso indirizzo politico del Governo centrale, oppure che è stato il governatore Formigoni a dichiarare che «questa manovra è anticostituzionale perché toglie i soldi ma non le funzioni. L’Esecutivo è un padre sciamannato che aumenta il debito pubblico». Le nostre idee su questa crisi sono molto semplici e chiare: a) non è possibile che la crisi venga pagata da chi guadagna 1200 euro al mese e non da chi ne guadagna 1200 e più al giorno. Per questo è importante che si riequilibri il carico dei sacrifici con una “patrimoniale di solidarietà” una tantum e si riapra il discorso sulla tassazione, come avviene in tutta Europa, delle proprietà immobiliari e delle rendite finanziarie; b) non si può, fino ad oggi, avere negato la crisi e dire che di fronte a questa situazione siamo vicini alla situazione della Grecia (o non è vera la prima affermazione o non è vera la seconda); c) certamente bisogna fare manovre economiche anticicliche con il taglio della spesa, ma se si va a vedere dentro quelle di Germania e Francia ci accorgiamo che c’è stata una scelta precisa: dare i soldi alle imprese, passando attraverso percorsi di concorrenza, stare insieme alle Banche per sostenere l’economia vera. In Italia si è deciso di dare i soldi alle Banche, sostenendo un’economia che non è ripartita sul terreno dell’economia vera, cioè della produzione; d) il Governo sembra non voler comprendere che senza un progetto che dica come agganciare i tagli (perché se ci sono gli sprechi bisogna tagliare!), agli investimenti, la manovra in sé è una manovra drammatica, perché toglie risorse senza aprire nessuno spiraglio! In Italia siamo di fronte a un’evasione fiscale nell’ordine di oltre 140 miliardi di euro, con un sistema fiscale “demotivato” da condoni e scudi vari, mentre negli Usa per gli stessi reati si arriva a prendere l’ergastolo. Pagare le tasse non è eversivo, si tratta di costruire quell’equilibrio serio che tutti i Paesi trovano nel momento in cui devono far funzionare i servizi. In questo quadro la condizione dei tagli diventa un elemento devastante, perché non c’è più nessuna autonomia degli Enti locali. La dimostrazione sta nel fatto che a questi tagli non ha corrisposto l’apertura sul Patto di Stabilità. Credo che, oggi, l’obiettivo reale dello scontro siano le funzioni fondamentali dei Comuni, infatti i tagli non sono frutto di un elemento di giudizio sull’operato di ogni Comune. I tagli vengono fatti a priori sui trasferimenti. Per i Comuni della Toscana, ci dice l’Ifel, si tratta di circa 285milioni di euro per raggiungere il nuovo obiettivo 2012. Se Tremonti fosse un liberale vero ci metterebbe alla prova sul terreno del Federalismo, con sistemi premianti, che lasciano al territorio elementi che favoriscano l’economia e il dinamismo. In questa situazione è quanto mai centrale il rapporto che riusciremo a stabilire con la Regione Toscana. Sin dai primi tavoli di concertazione si è aperto un confronto nel merito dei problemi, a partire dagli effetti che i tagli alle Regioni provocheranno nella ulteriore riduzione (del 30%) dei trasferimenti regionali ai Comuni. Servizi pubblici locali, casa, welfare, rifiuti: questi temi, agganciati alla necessità di discutere insieme delle politiche urbanistiche e di gestione del territorio, sono stati posti da Anci al tavolo regionale e su di essi abbiamo avviato il confronto che si svilupperà nei prossimi mesi con sedute specifiche dedicate ai singoli settori. Ciò richiederà alla nostra Associazione una forte capacità di analisi e di proposta, entrando nel cuore dei problemi consapevoli che, per fare un passo avanti, occorrerà che ogni Comune sia disposto ad assumere una visione che superi, almeno un poco, i propri confini e interessi. La sfida è alta e noi dobbiamo essere in grado di raccoglierla, contribuendo a creare quell’idea positiva di futuro, nell’interesse di tutti i cittadini, di cui oggi sentiamo un gran bisogno.